Il luogo perfetto per

RIPOSARE

Ospitalità antica a Combai

Ti invitiamo a provare il pacere di dormire in un rustico di pietra completamente ristrutturato e curato nei minimi particolari

Dormire a Combai

Le camere dell’agriturismo

Le due camere che offriamo agli ospiti che desiderano dormire a Combai, sono parte di un’ala dell’abitazione principale, ubicata nel centro storico di Combai. Essa è un rustico di pietra totalmente ristrutturato grazie all’utilizzo di materie prime naturali quali il cotto per i pavimenti e il legno per le travi a vista. Le tende e i tappeti sono stati realizzati con antiche tele in canapa, lino e cotone. Gli arredi sono curati nel dettaglio al fine di fornire il miglior riposo possibile. I punti luce sono studiati per essere eleganti, semplici e mai invadenti. Gli spazi, tuttavia, durante il giorno godono di una bella illuminazione naturale.

Le stanze, entrambe dotate di bagno privato, sono site su due piani differenti dell’edificio, una al pian terreno (quella denominata Cortile Segreto) e una al piano mansardato (la Stanza delle Mele). Affacciandosi sul Giardino Sospeso e sul Cortile Segreto, esse consentono una vista meravigliosa spaziando dalle colline del Prosecco alla vallata sottostante.

La stanza delle mele

La stanza delle Mele

La Stanza delle mele svetta alta, mansardata e luminosa al secondo piano e gode di un’ottima vista sulla vallata circostante, sulle dolci colline che circondano l’abitato di Combai e su via Capovilla in centro storico.

La storia de “La stanza delle mele”

Da piccola occupavo la Stanza delle Mele… La mia camera era quasi un magazzino, non si buttava nulla, tutto poteva tornare prezioso. Il letto accanto al mio teneva, tra le altre cose, due grandi valigie di cartone che chissà chi le aveva usate, sapevano di migrazione… ogni tanto mi piaceva rovistarci dentro c’erano stoffe d’altri tempi, vestiti con conce strane che allora non capivo… LEGGI TUTTO

Da piccola occupavo la Stanza delle Mele… La mia camera era quasi un magazzino, non si buttava nulla, tutto poteva tornare prezioso. Il letto accanto al mio teneva, tra le altre cose, due grandi valigie di cartone che chissà chi le aveva usate, sapevano di  migrazione… ogni tanto mi piaceva rovistarci dentro c’erano stoffe d’altri tempi, vestiti con conce strane che allora non capivo… ma la cosa più bella era il profumo delle mele, mi par di sentirlo or ora.
Un mucchio di mele campeggiava ogni anno nella mia stanza, era la più salubre ed arieggiata, le mele ci stavano benissimo e anch’io… avevo il compito di controllarle ogni giorno,  di togliere quelle bacate per far star sane le altre… mi piaceva scegliere la più rossa e croccante tra ‘i pon della Rosa’ e quella più profumata tra i ‘pon de Pederobba’. Ora alberi di queste vecchie varietà si stanno salvando per fare nuovi innesti e per tornare di nuovo a far sognare nella Stanza delle Mele.

Il cortile segreto

Il cortile segreto

Ampia e luminosa al pian terreno con accesso completamente indipendente dal cortile segreto. Nella stanza si può godere del tepore della stube a legna e apprezzare antichi utensili di vita contadina e materiali semplici ma di pregio.

La storia della stanza “Giardino Segreto”

Il cortile, su cui si affacciavano le varie attività, era tutto un brulicare di movimenti… I ritmi erano scanditi dalla natura e dettati dalla terra… Nella cantina, di pietra e travi vecchi, l’aria era asciutta e fresca e aleggiava odor di mosto; il vino allora era frutto dell’ uva soltanto e delle fatiche che si inerpicavano sui pendii; quella cantina lo conservava al meglio… LEGGI TUTTO

Il cortile, su cui si affacciavano le varie attività, era tutto un brulicare di movimenti… I ritmi erano scanditi dalla natura e dettati dalla terra… Nella cantina, di pietra e travi vecchi, l’aria era asciutta e fresca e aleggiava odor di mosto; il vino allora era frutto dell’ uva soltanto e delle fatiche che si inerpicavano sui pendii; quella cantina lo conservava al meglio… Era un’ aia diffusa: la stia per il maiale, che ogni famiglia fortunata possedeva, il pollaio con le galline che razzolavano fino al marciapiede della cucina, i tacchini, i conigli. Toccavo con mano e non solo con gli occhi. Era divertente ma anche tragico vedere il ciclo della vita finire… La stalla, col suo filò serale, nelle sere d’ inverno, richiamava le persone del vicinato a stare insieme, a raccontarsi al caldo alitare delle vacche. Finalmente era ottobre, l’ora della vendemmia, un po’ dell’uva si teneva per fare il vino per casa, con le vinacce la grappa, era proibito fare la grappa… per me era un mistero veder zampillare distillato prezioso da un calderone di vinacce spente… ottobre era un mese generoso, portava anche le castagne. Era un supplizio raccoglierle una ad una nel bosco e tornare a casa carichi ogni giorno per tutto ottobre, mia madre sapeva andar oltre il mio lamentare. Ma alla domenica era divertente… mio padre si trasformava… A margine della strada dove c’è il bosco, alla mercé del tempo, spesso inclemente,  seduto su uno scagnello treppiede,  aspettava calmo i passanti, le castagne erano pronte e colmavano i cesti… mi piaceva quel suo sapersi trasformare, per bisogno, da contadino a venditore; mi piaceva stargli vicino ed ascoltare i racconti dei potenziali acquirenti, ognuno aveva la sua storia da raccontare e la metteva li allo scoperto, c’era qualcuno che l’ascoltava… Il cortile, mi raccontava mio padre, era anche punto di ritrovo e partenza  per la spedizione baratto.  Sacchi di juta, rigonfi di castagne, partivano sul bastone di biciclette di donne e uomini alla volta della pianura. ‘Siora oleo castegne?’ era la parola d’ordine per avere in cambio l’ambita farina. Qualche volta era dura vuotare il sacco, specie per chi come mio padre riusciva a portarne uno di grosso, perché qualcun’ altro di più lesto era già passato prima. Spesso si tramutava fatica in leggerezza e partivano canti e allegria tra compagni di avventura…  si perché era un’avventura… e alla sera lo stesso bastone che  rincasava con la farina crollava stanco ma soddisfatto sotto il peso della giornata.

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