Rifugio Posa Puner

Informazioni Generali

Punto di partenza e arrivo: Combai  – Tempo di percorrenza: 5 h 30’ – Dislivello: 1421 m – Distanza: 19,24 km – Grado di difficoltà: medio

Tracciato GPS verso il Rifugio Posa Puner

Galleria fotografica itinerario Rifugio Posa Puner

Rifugio Posa Puner

L’itinerario verso il Rifugio Posa Puner

Questa lunga escursione ci permetterà di attraversare i bellissimi boschi di castagni che sovrastano l’abitato di Combai, quindi raggiungeremo la Forcella Mattiola e da qui faremo una deviazione facoltativa per il Rifugio Posa Puner. Ritorneremo a Combai attraverso la Val del Carmine e percorreremo nel tratto conclusivo un vecchio sentiero poco noto, il “Troi de la Poja”.

La partenza da Combai

Giunti a Combai, parcheggiamo l’auto nel piazzale prospiciente la curva del Cristo, così chiamata per la scultura lignea di Gesù adiacente al tornante, opera dell’artista locale Mario Zuàn. Risaliamo il pendio verso il paese agevolati da un tratto di sentiero protetto da staccionata in legno e arriviamo a Combai. Deviamo a destra lungo via Trieste che si stacca verso nord in salita. Poco più avanti, laddove la strada sembra terminare contro un muro con cartello di divieto di sosta, giriamo a sinistra e proseguiamo in falsopiano fino a un bivio con via Colmellere, facente parte della Strada de la Fan. Da notare, in questo punto, un cartello di indicazione turistica.

Il vivaio sperimentale e Casera Pagòs

Giriamo invece a destra in salita e, dopo aver oltrepassato un vivaio sperimentale del Corpo Forestale dedicato alla castanicoltura, indicato anche da specifico tabellone descrittivo, giungiamo ad altro incrocio. Poco prima, a destra, notiamo un vecchio tabellone in legno della Comunità Montana ormai consumato dal tempo, con incisi i principali sentieri della zona. Seguiamo le indicazioni del cammino n. 1024, il “sentiero dei Marroni”, che si dirige verso est tagliando il pendio. Poco più avanti, all’altezza di una casera ristrutturata posta in località “Cavalonga”, notiamo sulla nostra sinistra un sentiero che percorreremo in forte pendenza. Questo più avanti si allargherà divenendo mulattiera, in verità un po’ trascurata, che ci condurrà ad affiancare tre rustici diroccati: per prima la Casera Pieri, quindi la Casera Pagòs e infine la Casera Adele dei Borghi, tutte poste in località Gnàole, termine dialettale che si ricollega ad “agnello”, in passato allevato proprio in quest’area.

Verso il Troi de la Rota (n.992)

Più in alto, dopo alcuni tornanti, arriviamo a incrociare la strada principale lasciata poco prima, che avremmo potuto comunque percorrere scegliendo però una soluzione più lunga e meno naturalistica. Giriamo a destra e, dopo pochi metri, recuperiamo di nuovo il sentiero e arriviamo in località Prade, riconoscibile dalla confluenza di diverse strade sterrate. “Prade” deriva da “prade(ria)”, grande prato, distesa prativa. Se proseguissimo verso est in discesa si continuerebbe per il segnavia n. 1024 con destinazione Borgo Vergoman, mentre la nostra scelta seguirà la rotabile con cartello di divieto di transito ai motocicli che sale verso monte. Da questo momento il segnavia diventa il n. 992 “Troi de la Rota”, nel primo tratto coincidente con lo storico appellativo di “Troi dei Caprioi”, e avrà come meta la Forcella Mattiola. È bene ricordare che la strada è stata realizzata in epoca relativamente recente, nella seconda metà del Novecento, mentre il sentiero è assai più vecchio.

La teleferica

Durante la salita sfioriamo i resti di una piazzola di teleferica risalente alla Grande Guerra, che collegava Visnà con il Cesen. Un cartello a sfondo marrone spiega i dettagli dei reperti rinvenuti in questo luogo storico. Lungo la salita affiancheremo quattro ruderi, su alcuni dei quali sono ancora visibili le tracce di antiche meridiane affrescate. A fianco di un altro di questi invece svetta un imponente e bellissimo esemplare di faggio.

Residence dell’amicizia

Proseguendo, taglieremo altre volte la mulattiera fino ad arrivare a un deciso tornante a destra, laddove un’ampia prateria prende il posto del bosco. Qui abbiamo due scelte: o continuiamo lungo la mulattiera fino a raggiungere la Casera Fallidiere, ora Residence dell’Amicizia a monte del grande prato, oppure tagliamo per il bosco di fronte a noi seguendo dei segni di vernice rossa sugli alberi. La seconda soluzione tuttavia va presa con cautela in quanto i segnali non sono così chiari ed, anzi, a un certo punto del tutto assenti. Comunque non è così difficile identificare la via di uscita che sarà quella di puntare nel bosco a nord sulla linea di massima pendenza fino a guadagnare una stradina posta in orizzontale e che conduce a una casera privata situata poco a ovest, immersa nel bosco. Continuando oltre, per traccia di sentiero si arriverebbe poco a nord di Casera Collié. Deviamo verso destra e raggiungiamo in ogni caso il Residence dell’Amicizia.

Baita Pieri e sorgente de la Rota

Riprendiamo a salire per larga mulattiera passando di fronte alla Baita Pieri e all’altezza di un tornante a sinistra possiamo visitare la storica “Sorgente de la Rota”, spostata poco a destra, che alimenta l’acquedotto di Combai con acque che hanno la caratteristica di sgorgare a una temperatura costante durante tutto l’arco dell’anno. Più avanti ci raccordiamo sulla strada asfaltata che sale dal bosco del Madean. Tale bosco era un fondo prediale di origini antichissime appartenuto a tale Metellus, che monsignor Stefani nel 450 d.C. cita come veterano dell’esercito romano.

Località Pendanella

Percorriamo qualche curva in salita lungo la strada godendo di magnifici panorami verso la pianura, quindi giungiamo al tornante in località Pendanella, appellativo assegnato per ricordare l’omonima grande malga oggi scomparsa. Qui ritroviamo alcune indicazioni turistiche delle località che si possono raggiungere.

Troi dei Cavai

Deviamo verso nord seguendo l’indicazione “Forcella Mattiola”, lungo la mulattiera conosciuta come “Troi dei Cavai” che si stacca dal tornante e, percorrendo un tratto abbastanza lungo in leggera salita, tagliamo in direzione nord-est il bel bosco di faggi che incontriamo più avanti. Di fronte a noi si aprono bellissimi scorci sulla dorsale prealpina, in primo piano le cime del Monte Salvedella, del Monte Crep e del Prenduol. Giungiamo a un tornante a sinistra e qui notiamo la presenza di un cartello per Salvedella – Malga Mont. Non prendiamo in considerazione questa direttrice, ma la memorizziamo per un’ipotesi di possibile variante descritta più avanti. Facciamo l’ultimo strappo di salita e in breve arriviamo alla Forcella Mattiola, dove incrociamo trasversalmente il noto sentiero TV1 “dal Grappa al Cansiglio”.

Rifugio Posa Puner

Decidiamo di fare una deviazione per il Rifugio Posa Puner per poi ritornare in questo punto. Per far ciò seguiamo il cartello che ci spingerà in salita lungo il crinale del Col de la Lana, quindi dopo aver attraversato il bosco sul versante nord, usciamo nella forcelletta immediatamente successiva dove troviamo una panchina di sosta in un bellissimo punto panoramico. Da notare la presenza di alcune lame. Proseguendo supereremo il successivo Col de la Posa, questa volta tagliandolo lungo il versante sud e arriviamo alla successiva forcella nei pressi della bella chiesetta di Maria Regina della Pace, poco prima di arrivare al Rifugio Posa Puner. Il rifugio è stato edificato nel 1978 dagli alpini di Miane ed è posto a 1350 m. L’origine del suo nome è controversa: l’ipotesi più accreditata prevede che le numerose lame (anche dette in queste aree “pose”) poste prima e dopo il Col de la Posa fossero affollate di volatili, anche in virtù del fatto che in questi luoghi passano le rotte degli uccelli migratori, come il falco pellegrino. Il termine dialettale “puner” quindi identificherebbe una “moltitudine” di uccelli attorno alle “pose”. Qui ci riposiamo e ammiriamo la pianura trevigiana in un punto panoramico incomparabile. Volendo, è significativo percorrere un importante e storico sentiero detto “Troi della Zaresèra” che aggira il colle a nord-ovest e che veniva utilizzato dai carbonai attivi in queste zone nell’Ottocento.

Ritorniamo alla Forcella Mattiola ripercorrendo il sentiero di andata, quindi proseguiamo dritti per la strada sterrata. Immediatamente dopo un tratto di bosco, notiamo sulla destra la presenza di cartelli. In quel punto arriva il tratto di sentiero che avevamo notato al tornante prima della forcella e che potrebbe rappresentare quindi una variante più breve per chi non avesse l’intenzione di visitare il Rifugio Posa Puner.

Il bivacco in pietra verso il Santuario Madonna del Carmine

Scendiamo per pochissimi metri lungo questo tratto e giriamo decisamente a sinistra sempre in discesa per un altro sentiero che ha il compito di aggirare il Monte Salvedella da sud. Più in basso giungiamo nei pressi di un grazioso bivacchetto costruito in pietra e pieghiamo a destra al tornante vicino, lasciando quindi il sentiero che continuerebbe per Malga Mont. La nostra meta sarà invece il Santuario Madonna del Carmine indicato da cartello posto sul bivio. Scendiamo attraverso il Van dei Fagher, prestando attenzione a tenere la sinistra al bivio privo di indicazione che troviamo poco dopo (se proseguissimo a destra si ritornerebbe al tornante prima della Forcella Mattiola per altro tracciato).

Continuiamo e, poco dopo aver scavalcato una strada forestale, arriviamo all’incrocio con il sentiero che porta alla Grotta del Landrel. Qui proseguiamo dritti sfiorando ancora la strada forestale all’altezza di un tornante, quindi passiamo a fianco di Casera Cal Nova e sbuchiamo più a valle sulla strada che percorreremo in discesa per un paio di chilometri fino a raggiungere il piazzale del Santuario.Da qui riprendiamo la discesa e alla quinta stazione della Via Crucis, deviamo a destra per la strada sterrata che si spinge nel bosco di castagni.

Verso Troi de la Poja

Dopo alcuni chilometri in salita, giungiamo a un incrocio che dobbiamo prendere a sinistra. Superati alcuni tornanti, arriviamo ad altro incrocio con una mulattiera che sale verso nordovest, indicata da cartello “Strada delle Prade”. Percorriamo poche curve, affianchiamo un rudere e arriviamo in una piazzola da dove parte un sentiero dalla parte opposta, di fronte a noi. È il “Troi de la Poja” indicato da specifico cartello. Questo sentiero avrà il compito di riportarci all’incrocio da cui abbiamo lasciato il sentiero n. 1024 per prendere il n. 992, sopra all’abitato di Combai in località Prade. C’è da sottolineare che detto tracciato, che si snoda per saliscendi lungo il pendio del bosco attraversando la Val del Masarè, presenta alcuni punti molto esposti un po’ pericolosi: va affrontato quindi con estrema attenzione.

Il rientro a Combai

In pochi minuti sbuchiamo in una comoda mulattiera che presa a sinistra ci porterà all’incrocio riportato. Da quel punto scendiamo per la strada in direzione di Combai seguendo il cartello “Strada de la Fan” e giungiamo in via Trieste. La percorriamo tutta in discesa e concludiamo il giro al parcheggio di partenza.

 

Gli itinerari, le foto e i box di approfondimento culturale sono tratti dai libri di Giovanni Carraro “Riscoprire le Prealpi Trevigiane” e “I sentieri nascosti delle Prealpi Trevigiane”, Ediciclo Editore. (È vietata la riproduzione totale o parziale, effettuata con qualsiasi mezzo, compresa la fotocopia) – credits: www.giovannicarraro.it

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